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<title>finanza economia e trading</title>
<description>le migliori guide che cercavi</description>
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<lastBuildDate>Wed, 21 Mar 2012 11:57:16 +0100</lastBuildDate>
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<title>Eni colloca bond a tasso fisso da un miliardo</title>
<link>http://come-fare.myblog.it/archive/2012/01/28/eni-colloca-bond-a-tasso-fisso-da-un-miliardo.html</link>
<author>noreply@myblog.it (virtualbania)</author>
<category>finanza</category>
<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 04:48:39 +0100</pubDate>
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&lt;p&gt;Eni ha lanciato oggi con successo un'emissione obbligazionaria a tasso fisso del valore nominale di 1 miliardo di euro collocata sul mercato degli Eurobond. Il prestito obbligazionario - informa la società in una nota - ha una durata di 8 anni, paga una cedola annua del 4,250% e ha un prezzo di re-offer di 99,502%.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Secondo fonti vicine all'operazione il book è stato coperto ben 14 volte. La richiesta è stata fatta da oltre 700 investitori internazionali, soprattutto dal Regno Unito, Francia e Germania. Le banche coinvolte sono Credit Agricole, Hsbc, JP Morgan, Mps e Unicredit.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Le obbligazioni saranno quotate presso la Borsa di Lussemburgo. «L'operazione - informa una nota del gruppo - ha riscosso successo in Italia e all'estero, in un mercato ancora caratterizzato da elevata volatilità. &lt;br /&gt;L'interesse da parte di un numero significativo di investitori istituzionali di elevata qualità è stato determinato dal merito di credito della Società e dall'eccellente reputazione di Eni».&lt;/p&gt;
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<title>Burocrazia a crescita zero e meno oneri per le Pmi</title>
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<author>noreply@myblog.it (virtualbania)</author>
<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 04:46:17 +0100</pubDate>
<description>
&lt;p&gt;Il 2013 non passerà alla storia solo come l'anno del pareggio di bilancio. Insieme con il deficit sarà azzerata anche la crescita degli adempimenti burocratici prodotti da ogni singola amministrazione. La «norma-madre» del decreto che verrà varato oggi dal Consiglio dei ministri è fissata nell'articolo 3 e promette una svolta epocale nei rapporti di imprese e cittadini con la Pa. Si prevede che entro gennaio ogni amministrazione invii alla presidenza del Consiglio un «bilancio» dei nuovi atti introdotti e di quelli soppressi e, in caso di saldo positivo, il Governo adotta regolamenti propri per cancellare gli oneri in eccesso.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Sempre dal prossimo anno è prevista una drastica semplificazione delle procedure per l'esercizio dell'attività d'impresa o l'avvio di nuovi impianti produttivi: il Governo indicherà, sulla base della sperimentazione di procedure veloci adottate su convenzione con le associazioni datoriali nel corso di quest'anno, quali saranno gli atti fondamentali da produrre (Scia, semplice comunicazione, autorizzazione ambientale o autocertificazione) in ogni ambito di attività. E ancora, sempre in collaborazione con le organizzazioni d'impresa, si avvia un processo di razionalizzazione dei controlli che vengono periodicamente effettuati in azienda, con l'obiettivo di accorparli il più possibile per assicurare un calendario certo di visite. Inoltre le amministrazioni dovranno pubblicare sul proprio sito e sul portale www.impresainungiorno.gov.it la lista dei controlli a cui sono assoggettate le imprese.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Ancora: dal gennaio 2013 sarà operativa la Banca dati nazionale dei contratti pubblici ove sarà raccolta tutta la documentazione necessaria per le imprese che lavorano con la Pa (appalti e gare di ogni genere), documentazione che sarà così a disposizione di tutte le amministrazioni (l'aggiornamento sarà tenuto dall'Autorità di vigilanza sui contratti e i lavori pubblici) assolvendo le imprese dall'onere di produrli a ripetizione. Per gli appalti arriva la responsabilità solidale tra datore di lavoro, appaltatore ed eventuali subappaltatori.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Accanto a semplificazioni procedurali il decreto, che è già stato ribattezzato «libera Italia», prevede poi tagli immediati. Viene eliminato, per esempio, l'obbligo di redazione del Documento programmatico per la sicurezza, ultima tappa di una semplificazione degli adempimenti in materia di privacy introdotti l'anno scorso. Per le piccole imprese arriva poi una semplificazione attesa da anni: l'autorizzazione unica ambientale, che le libera dall'obbligo di inviare comunicazioni e certificati di idoneità a diverse amministrazioni.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Per meglio lavorare con una Pa sempre più orientata alla digitalizzazione integrale le imprese che ancora non l'hanno fatto dovranno dotarsi, entro giugno, di un indirizzo di posta elettronica certificata, perchè sarà questo il canale di dialogo privilegiato con ogni ufficio le cui pratiche amministrative dovranno essere assicurate in tempi certi, altrimenti ci si potrà rivolgere a un dirigente responsabile con il quale concordare nuove scadenze.&lt;br /&gt;Novità anche in materia di lavoro. Vengono rese più rapide le assunzioni di lavoratori extra-Ue per impieghi stagionali. Nel caso il datore di lavoro proponga il contratto a termine allo stesso dipendente che ha già lavorato con lui l'anno prima e poi è reimpatriato, questo lavoratore si vedrà riconosciuto entro venti giorni il rinnovo del permesso di soggiorno. Alle aziende coinvolte il programmi di ricerca è riconosciuta la facoltà di definire una società «capofila» che potrà rappresentare con voce unita tutte le altre nei rapporti con le Pa. Il decreto si completa, come anticipato ieri, con una serie di micro-semplificazioni per il commercio al minuto (dagli ambulanti ai panificatori agli autoriparatori) e con la proroga fino al maggio 2013 del credito d'imposta per le nuove assunzioni nelle imprese del Sud.&lt;/p&gt;
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<title>Come sturare il lavandino della cucina</title>
<link>http://come-fare.myblog.it/archive/2011/09/11/come-sturare-il-lavandino-della-cucina.html</link>
<author>noreply@myblog.it (virtualbania)</author>
<category>come fare</category>
<pubDate>Sun, 11 Sep 2011 20:03:49 +0200</pubDate>
<description>
&lt;p&gt;Imprevedibile e fastidioso: quando si ottura il &lt;strong&gt;lavandino&lt;/strong&gt; della &lt;strong&gt;cucina&lt;/strong&gt;, dobbiamo subito risolvere il problema e trovare la soluzione che possa farlo in modo duraturo. Sapone e piccoli residui dei nostri pasti possono creare una vera e propria poltiglia, che si deposita lungo il tubo di &lt;strong&gt;scarico&lt;/strong&gt;. Con il passare del tempo si può quindi formare un tappo che impedisce all’&lt;strong&gt;acqua&lt;/strong&gt; di defluire attraverso il buco di &lt;strong&gt;scarico&lt;/strong&gt; e a quel punto dobbiamo intervenire. Non è necessario allarmarsi eccessivamente e ricorrere all’aiuto di un idraulico: possiamo infatti provvedere autonomamente. Ci sono diverse soluzioni che possiamo adottare, senza ricorrere ai prodotti chimici in commercio; se non riusciamo subito con un sistema, non disperiamoci, proviamo con un altro.&lt;br /&gt; Tuttavia se il &lt;strong&gt;lavandino&lt;/strong&gt; dovesse continuare a rimanere otturato, allora valutiamo la possibilità di chiamare il tecnico.&lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;comesifa clearfix&quot;&gt;&lt;div class=&quot;comesifatext&quot;&gt;&lt;strong&gt;Come fare&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;difficolta clearfix&quot;&gt;&lt;strong&gt;Difficolta'&lt;/strong&gt;: Moderatamente facile&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;spiegazione&quot;&gt;&lt;blockquote class=&quot;typo-inset-right&quot;&gt;&lt;div class=&quot;necessario&quot;&gt;&lt;h3&gt;Necessario&lt;/h3&gt;&lt;ul class=&quot;listanecessario&quot;&gt;&lt;li class=&quot;field-item&quot;&gt;Una ventosa di gomma 12 cm&lt;/li&gt;&lt;li class=&quot;field-item&quot;&gt;Una sonda o molla da idraulico&lt;/li&gt;&lt;li class=&quot;field-item&quot;&gt;Soda caustica in granuli&lt;/li&gt;&lt;li class=&quot;field-item&quot;&gt;Una pentola&lt;/li&gt;&lt;li class=&quot;field-item&quot;&gt;Acqua&lt;/li&gt;&lt;li class=&quot;field-item&quot;&gt;Guanti da lavoro&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;p class=&quot;typo-badge&quot;&gt;&lt;span class=&quot;blue&quot;&gt;1 &lt;/span&gt;PRIMO METODO: Andiamo da un ferramenta e compriamo una sonda o molla per idraulici, per una lunghezza di almeno 5 metri.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;typo-badge&quot;&gt;&lt;span class=&quot;blue&quot;&gt;2 &lt;/span&gt;Tornati a casa, infiliamo la sonda dentro il buco di &lt;em&gt;scarico&lt;/em&gt; e iniziamo a spingerla dentro il tubo. Quando raggiungiamo il punto di otturazione, giriamo la molla e proviamo a spingere oltre. Tiriamo su la molla.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;typo-badge&quot;&gt;&lt;span class=&quot;blue&quot;&gt;3 &lt;/span&gt;Sulla punta della molla dovrebbe esserci il residuo del tappo che ottura il tubo. Ripuliamola e ripetiamo l’operazione un paio di volte.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;typo-badge&quot;&gt;&lt;span class=&quot;blue&quot;&gt;4 &lt;/span&gt;Proviamo se lo &lt;em&gt;scarico&lt;/em&gt; funziona, aprendo il rubinetto. Se l’&lt;em&gt;acqua&lt;/em&gt; scorre abbiamo risolto il problema.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;typo-badge&quot;&gt;&lt;span class=&quot;blue&quot;&gt;5 &lt;/span&gt;SECONDO METODO: Compriamo una ventosa di gomma dal diametro di circa 12 cm.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;typo-badge&quot;&gt;&lt;span class=&quot;blue&quot;&gt;6 &lt;/span&gt;Riempiamo il &lt;em&gt;lavandino&lt;/em&gt; di &lt;em&gt;acqua&lt;/em&gt; fino a metà.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;typo-badge&quot;&gt;&lt;span class=&quot;blue&quot;&gt;7 &lt;/span&gt;Poniamo la ventosa sul buco di &lt;em&gt;scarico&lt;/em&gt; e iniziamo a fare pressione tirando su velocemente. Ripetiamo finché lo &lt;em&gt;scarico&lt;/em&gt; si libera.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;typo-badge&quot;&gt;&lt;span class=&quot;blue&quot;&gt;8 &lt;/span&gt;TERZO METODO: Prendiamo una pentola. Riempiamola di &lt;em&gt;acqua&lt;/em&gt; e mettiamola bollire sul fuoco.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;typo-badge&quot;&gt;&lt;span class=&quot;blue&quot;&gt;9 &lt;/span&gt;Indossiamo guanti da lavoro e versiamo circa 150 gr di soda caustica in granuli dentro il tubo di &lt;em&gt;scarico&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;typo-badge&quot;&gt;&lt;span class=&quot;blue&quot;&gt;10 &lt;/span&gt;Apriamo le finestre della &lt;em&gt;cucina&lt;/em&gt; per far uscire i vapori tossici sprigionati della soda caustica a contatto con l’&lt;em&gt;acqua&lt;/em&gt; bollente.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;typo-badge&quot;&gt;&lt;span class=&quot;blue&quot;&gt;11 &lt;/span&gt;Quando l’&lt;em&gt;acqua&lt;/em&gt; sta bollendo, togliamola da fuoco.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;typo-badge&quot;&gt;&lt;span class=&quot;blue&quot;&gt;12 &lt;/span&gt;Tratteniamo una boccata d’aria per evitare di respirare i vapori tossici e velocemente versiamo l’&lt;em&gt;acqua&lt;/em&gt; nel &lt;em&gt;lavandino&lt;/em&gt;, cercando di mantenerci alla maggiore distanza possibile mentre facciamo questa operazione.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;typo-badge&quot;&gt;&lt;span class=&quot;blue&quot;&gt;13 &lt;/span&gt;Usciamo dalla stanza e rientriamo dopo qualche minuto. Proviamo lo &lt;em&gt;scarico&lt;/em&gt;. Se ancora l’&lt;em&gt;acqua&lt;/em&gt; non defluisce ripetiamo l’operazione almeno un’altra volta.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
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<title>Come deumidificare la casa</title>
<link>http://come-fare.myblog.it/archive/2011/09/11/come-deumidificare-la-casa.html</link>
<author>noreply@myblog.it (virtualbania)</author>
<category>come fare</category>
<pubDate>Sun, 11 Sep 2011 19:51:32 +0200</pubDate>
<description>
&lt;p&gt;Un alto tasso di &lt;strong&gt;umidità&lt;/strong&gt;, determinato dalla particolare condizione climatica del luogo di residenza, o sviluppatosi in stanze più soggette ad essere umide e scarsamente arieggiate come ad esempio la cucina, il bagno o la cantina, è all’origine della formazione di muffe e crea l’habitat ideale per il proliferare di acari e microbi. Dunque oltre a danneggiare pareti e mobilio, l’&lt;strong&gt;umidità&lt;/strong&gt; è un fattore ambientale rischioso per la &lt;strong&gt;salute&lt;/strong&gt; di tutta la &lt;strong&gt;famiglia&lt;/strong&gt;: il proliferare di muffe e acari può infatti causare l’insorgere di allergie; inoltre un alto tasso di &lt;strong&gt;umidità&lt;/strong&gt; (oltre il 60%) causa una immediata dispersione della naturale traspirazione dell’organismo e se abbiamo anche una temperatura intorno ai 25° C si avverte una sensazione di caldo afoso; un tasso di &lt;strong&gt;umidità&lt;/strong&gt; troppo alto o troppo basso, può influire in modo negativo sull’apparato respiratorio. Una soluzione per mantenere all’interno delle pareti di &lt;strong&gt;casa&lt;/strong&gt; un tasso di &lt;strong&gt;umidità&lt;/strong&gt; relativa (ovvero la quantità d’acqua presente nell’aria ad una precisa temperatura) costante e adeguato, è quella di utilizzare un &lt;strong&gt;deumidificatore&lt;/strong&gt; o un climatizzatore con la funzione “&lt;strong&gt;deumidificatore&lt;/strong&gt;”. La &lt;strong&gt;casa&lt;/strong&gt; e i suoi abitanti ne trarranno indubbio beneficio.&lt;/p&gt;&lt;div id=&quot;ads-1&quot; class=&quot;ads square_300_250&quot;&gt;&lt;ins style=&quot;display: inline-table; height: 250px; margin: 0pt; padding: 0pt; position: relative; visibility: visible; width: 300px;&quot;&gt;&lt;div class=&quot;comesifa clearfix&quot;&gt;&lt;div class=&quot;comesifatext&quot;&gt;&lt;strong&gt;Come fare&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;difficolta clearfix&quot;&gt;&lt;strong&gt;Difficolta'&lt;/strong&gt;: Facile&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;spiegazione&quot;&gt;&lt;blockquote class=&quot;typo-inset-right&quot;&gt;&lt;div class=&quot;necessario&quot;&gt;&lt;h3&gt;Necessario&lt;/h3&gt;&lt;ul class=&quot;listanecessario&quot;&gt;&lt;li class=&quot;field-item&quot;&gt;Deumidificatore&lt;/li&gt;&lt;li class=&quot;field-item&quot;&gt;Condizionatore d’aria&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;p class=&quot;typo-badge&quot;&gt;&lt;span class=&quot;blue&quot;&gt;1 &lt;/span&gt;Quando acquistiamo un &lt;em&gt;deumidificatore&lt;/em&gt;, accertiamoci sempre che sia dotato del marchio IMQ, che ne certifica la sicurezza.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;typo-badge&quot;&gt;&lt;span class=&quot;blue&quot;&gt;2 &lt;/span&gt;Nell’uso del &lt;em&gt;deumidificatore&lt;/em&gt;, dobbiamo tenere conto dell’&lt;em&gt;umidità&lt;/em&gt; relativa: se preferiamo un ambiente con temperature basse, regoliamo il termostato su temperature comprese tra i 18° e i 19° C; regoliamo anche il livello di &lt;em&gt;umidità&lt;/em&gt; relativa, che dovrà essere di circa 80%-90%.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;typo-badge&quot;&gt;&lt;span class=&quot;blue&quot;&gt;3 &lt;/span&gt;Se invece preferiamo un ambiente con temperature più alte, fino a 23° C, l’&lt;em&gt;umidità&lt;/em&gt; relativa deve essere bassa, intorno 20%-25%.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;typo-badge&quot;&gt;&lt;span class=&quot;blue&quot;&gt;4 &lt;/span&gt;I deumidificatori possono essere di tipo meccanico-refrigerativi o essiccativi. Il primo tipo è indicato in zone con temperature elevate (non consigliato in zone con climi rigidi). Il secondo tipo è invece consigliato nelle zone con temperature basse e con un basso tasso di &lt;em&gt;umidità&lt;/em&gt; relativa.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;typo-badge&quot;&gt;&lt;span class=&quot;blue&quot;&gt;5 &lt;/span&gt;Durante le operazioni di pulizia e manutenzione è opportuno staccare la presa elettrica.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;typo-badge&quot;&gt;&lt;span class=&quot;blue&quot;&gt;6 &lt;/span&gt;Svuotiamo il serbatoio del &lt;em&gt;deumidificatore&lt;/em&gt; meccanico-refrigerativo, e gettiamo l’acqua raccolta. Se invece utilizziamo il &lt;em&gt;deumidificatore&lt;/em&gt; essiccativo, sostituiamo il materiale essiccante.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;typo-badge&quot;&gt;&lt;span class=&quot;blue&quot;&gt;7 &lt;/span&gt;Se non utilizziamo per molto tempo il &lt;em&gt;deumidificatore&lt;/em&gt;, ricordiamoci di svuotare i serbatoi e staccare la presa elettrica.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;typo-badge&quot;&gt;&lt;span class=&quot;blue&quot;&gt;8 &lt;/span&gt;Quando puliamo il &lt;em&gt;deumidificatore&lt;/em&gt; esternamente, stacchiamo la presa di corrente e usiamo un panno inumidito.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;typo-badge&quot;&gt;&lt;span class=&quot;blue&quot;&gt;9 &lt;/span&gt;Non usare troppo a lungo il &lt;em&gt;deumidificatore&lt;/em&gt; e arieggiare quando è possibile gli ambienti.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;typo-badge&quot;&gt;&lt;span class=&quot;blue&quot;&gt;10 &lt;/span&gt;Se utilizziamo il condizionatore in funzione “&lt;em&gt;deumidificatore&lt;/em&gt;”, accertiamoci che i filtri siano sempre puliti: respireremo un’aria pulita e senza batteri e impurità.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;/ins&gt;&lt;/div&gt;
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<title>Come fare a preparare il tiramisù tradizionale</title>
<link>http://come-fare.myblog.it/archive/2011/09/11/come-fare-a-preparare-il-tiramisu-tradizionale.html</link>
<author>noreply@myblog.it (virtualbania)</author>
<category>come fare</category>
<pubDate>Sun, 11 Sep 2011 19:49:41 +0200</pubDate>
<description>
&lt;p&gt;Uno dei &lt;strong&gt;dolci&lt;/strong&gt; tipici della tradizione italiana è sicuramente il &lt;strong&gt;tiramisù&lt;/strong&gt;: semplice e veloce da preparare, le sue origini risalgono al XVII secolo, quando il Granduca di Toscana, Cosimo III De’ Medici, decise di trascorrere qualche giorno a Siena. I pasticceri senesi vollero quindi omaggiare il Granduca con un dolce che fosse molto gustoso e allo stesso tempo semplice. Ne nacque la “zuppa del duca”, la cui ricetta Cosimo volle portare con sé a Firenze e da lì si diffuse fino a Venezia. Il dolce era particolarmente apprezzato per le sue proprietà afrodisiache, e per questo venne maliziosamente ribattezzato col il nome &lt;strong&gt;tiramisù&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt; Oggi ne esistono diverse varianti, ma qui riportiamo la ricetta tradizionale, tanto apprezzata dal Granduca di Toscana.&lt;/p&gt;&lt;div id=&quot;ads-1&quot; class=&quot;ads square_300_250&quot;&gt;&lt;ins style=&quot;display: inline-table; height: 250px; margin: 0pt; padding: 0pt; position: relative; visibility: visible; width: 300px;&quot;&gt;&lt;ins style=&quot;display: inline-table; height: 15px; margin: 0pt; padding: 0pt; position: relative; visibility: visible; width: 468px;&quot;&gt;&lt;ins id=&quot;aswift_0_anchor&quot; style=&quot;display: block; height: 15px; margin: 0pt; padding: 0pt; position: relative; visibility: visible; width: 468px;&quot;&gt;&lt;br class=&quot;title&quot; /&gt;&lt;/ins&gt;&lt;/ins&gt;&lt;div&gt;&lt;img class=&quot;left framed&quot; title=&quot;&quot; src=&quot;http://www.comefare.it/sites/default/files/imagecache/Article_Image/come-fare-a-preparare-il-tiramisu-tradizionale_img.jpg&quot; alt=&quot;Immagine come fare&quot; width=&quot;264&quot; height=&quot;198&quot; /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;comesifa clearfix&quot;&gt;&lt;div class=&quot;comesifatext&quot;&gt;&lt;strong&gt;Come fare&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;difficolta clearfix&quot;&gt;&lt;strong&gt;Difficolta'&lt;/strong&gt;: Moderatamente facile&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;spiegazione&quot;&gt;&lt;blockquote class=&quot;typo-inset-right&quot;&gt;&lt;div class=&quot;necessario&quot;&gt;&lt;h3&gt;Necessario&lt;/h3&gt;&lt;ul class=&quot;listanecessario&quot;&gt;&lt;li class=&quot;field-item&quot;&gt;300 g Savoiardi&lt;/li&gt;&lt;li class=&quot;field-item&quot;&gt;500 g Mascarpone&lt;/li&gt;&lt;li class=&quot;field-item&quot;&gt;5 Uova freschissime&lt;/li&gt;&lt;li class=&quot;field-item&quot;&gt;150 g Zucchero a velo&lt;/li&gt;&lt;li class=&quot;field-item&quot;&gt;250 g Cioccolato fondente&lt;/li&gt;&lt;li class=&quot;field-item&quot;&gt;300 ml Caffè ristretto&lt;/li&gt;&lt;li class=&quot;field-item&quot;&gt;30 g Cacao amaro in polvere&lt;/li&gt;&lt;li class=&quot;field-item&quot;&gt;1 pizzico di sale&lt;/li&gt;&lt;li class=&quot;field-item&quot;&gt;Una grattugia&lt;/li&gt;&lt;li class=&quot;field-item&quot;&gt;Un piatto&lt;/li&gt;&lt;li class=&quot;field-item&quot;&gt;Due terrine&lt;/li&gt;&lt;li class=&quot;field-item&quot;&gt;Una frusta elettrica&lt;/li&gt;&lt;li class=&quot;field-item&quot;&gt;Una forchetta&lt;/li&gt;&lt;li class=&quot;field-item&quot;&gt;Un cucchiaio di legno&lt;/li&gt;&lt;li class=&quot;field-item&quot;&gt;Una pirofila rettangolare con i bordi alti&lt;/li&gt;&lt;li class=&quot;field-item&quot;&gt;Un colino a maglie fitte&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;p class=&quot;typo-badge&quot;&gt;&lt;span class=&quot;blue&quot;&gt;1 &lt;/span&gt;Grattugiamo su un piatto il cioccolato fondente, con l’aiuto di una grattugia.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;typo-badge&quot;&gt;&lt;span class=&quot;blue&quot;&gt;2 &lt;/span&gt;Separiamo i tuorli dagli albumi in due terrine differenti. Con l’aiuto di una frusta elettrica, montiamo i tuorli con lo zucchero a velo. Dovrà risultarne una crema bianca e spumosa.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;typo-badge&quot;&gt;&lt;span class=&quot;blue&quot;&gt;3 &lt;/span&gt;Montiamo a neve, con la frusta elettrica, solo 3 albumi con un pizzico di sale.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;typo-badge&quot;&gt;&lt;span class=&quot;blue&quot;&gt;4 &lt;/span&gt;In una terrina, lavoriamo il &lt;em&gt;mascarpone&lt;/em&gt; con una forchetta e uniamolo delicatamente agli albumi montati a neve.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;typo-badge&quot;&gt;&lt;span class=&quot;blue&quot;&gt;5 &lt;/span&gt;Uniamo il composto del &lt;em&gt;mascarpone&lt;/em&gt; e degli albumi a quello dei tuorli con lo zucchero. Amalgamiamo delicatamente i due composti servendoci di un cucchiaio di legno. Facciamo dei movimenti dal basso verso l’alto, in modo da non smontare la consistenza spumosa del composto ottenuto e ottenere così una crema densa e corposa.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;typo-badge&quot;&gt;&lt;span class=&quot;blue&quot;&gt;6 &lt;/span&gt;Bagniamo velocemente i &lt;em&gt;savoiardi&lt;/em&gt;, immergendoli nel &lt;em&gt;caffè&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;typo-badge&quot;&gt;&lt;span class=&quot;blue&quot;&gt;7 &lt;/span&gt;Prendiamo la nostra pirofila e stendiamo un sottile strato di crema sul fondo. Su di esso adagiamo i &lt;em&gt;savoiardi&lt;/em&gt; uno accanto all’altro.&lt;br /&gt; Dopo aver fatto lo strato di &lt;em&gt;savoiardi&lt;/em&gt;, ricopriamo nuovamente con uno strato di crema e spolverizziamolo con il cioccolato fondente grattugiato. Proseguiamo con gli strati fino al bordo della pirofila.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;typo-badge&quot;&gt;&lt;span class=&quot;blue&quot;&gt;8 &lt;/span&gt;Livelliamo l’ultimo strato di crema con un cucchiaio di legno, e spolverizziamolo con il cacao amaro passato attraverso un colino a maglie fitte, e con il cioccolato fondente grattugiato.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;typo-badge&quot;&gt;&lt;span class=&quot;blue&quot;&gt;9 &lt;/span&gt;Mettiamo in frigo per almeno 2 o 3 ore prima di servire in tavola.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;/ins&gt;&lt;/div&gt;
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<title>Come fare ad allevare le galline all’aperto</title>
<link>http://come-fare.myblog.it/archive/2011/09/11/come-fare-ad-allevare-le-galline-all-aperto.html</link>
<author>noreply@myblog.it (virtualbania)</author>
<category>come fare</category>
<pubDate>Sun, 11 Sep 2011 19:43:58 +0200</pubDate>
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&lt;p&gt;Pochi hanno ancora la fortuna di mangiare le &lt;strong&gt;uova&lt;/strong&gt; fresche deposte da galline allevate all’aperto e in un ambiente domestico. Anche se le &lt;strong&gt;uova&lt;/strong&gt; che compriamo al supermercato sono fresche, ovvero deposte da pochi giorni, tuttavia provengono da galline soggette ad &lt;strong&gt;allevamento&lt;/strong&gt; intensivo.&lt;br /&gt; Quindi, se abbiamo a diposizione un terreno, possiamo sfruttarlo per costruivi un recinto e creare il nostro pollaio, dove le galline razzoleranno in libertà e deporranno le loro &lt;strong&gt;uova&lt;/strong&gt;: le potremo consumare freschissime per preparare lo zabaione, l’uovo alla coque, l’omelette… e soprattutto sapremo con certezza da quale &lt;strong&gt;allevamento&lt;/strong&gt; provengono!!&lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;comesifa clearfix&quot;&gt;&lt;div class=&quot;comesifatext&quot;&gt;&lt;strong&gt;Come fare&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;difficolta clearfix&quot;&gt;&lt;strong&gt;Difficolta'&lt;/strong&gt;: Difficile&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;spiegazione&quot;&gt;&lt;blockquote class=&quot;typo-inset-right&quot;&gt;&lt;div class=&quot;necessario&quot;&gt;&lt;h3&gt;Necessario&lt;/h3&gt;&lt;ul class=&quot;listanecessario&quot;&gt;&lt;li class=&quot;field-item&quot;&gt;Pollastre di circa 4 mesi&lt;/li&gt;&lt;li class=&quot;field-item&quot;&gt;Gabbia grande chiusa&lt;/li&gt;&lt;li class=&quot;field-item&quot;&gt;Abbeveratoi&lt;/li&gt;&lt;li class=&quot;field-item&quot;&gt;Cassette di plastica&lt;/li&gt;&lt;li class=&quot;field-item&quot;&gt;Paglia&lt;/li&gt;&lt;li class=&quot;field-item&quot;&gt;Mais spezzettato&lt;/li&gt;&lt;li class=&quot;field-item&quot;&gt;Grano&lt;/li&gt;&lt;li class=&quot;field-item&quot;&gt;Verdure&lt;/li&gt;&lt;li class=&quot;field-item&quot;&gt;Frutta&lt;/li&gt;&lt;li class=&quot;field-item&quot;&gt;Pane duro&lt;/li&gt;&lt;li class=&quot;field-item&quot;&gt;Crusca&lt;/li&gt;&lt;li class=&quot;field-item&quot;&gt;Vaschette di plastica&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;p class=&quot;typo-badge&quot;&gt;&lt;span class=&quot;blue&quot;&gt;1 &lt;/span&gt;Nel terreno a diposizione, preferibilmente coperto da prato, costruiamo un recinto (con pali di legno o metallo conficcati nel terreno e la rete metallica) e su un’area dello spazio recintato, sistemiamo una gabbia chiusa (h 2m - 3x3 m) dotata di porta d’ingresso.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;typo-badge&quot;&gt;&lt;span class=&quot;blue&quot;&gt;2 &lt;/span&gt;Dentro la gabbia sistemiamo delle cassette di plastica, come quelle usate per il trasporto della frutta, che avremo precedentemente riempito di paglia.&lt;br /&gt; Ogni cassetta farà da giaciglio alla &lt;em&gt;gallina&lt;/em&gt; e vi depositerà il suo uovo.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;typo-badge&quot;&gt;&lt;span class=&quot;blue&quot;&gt;3 &lt;/span&gt;Acquistiamo nei negozi specializzati in &lt;em&gt;animali&lt;/em&gt; d’&lt;em&gt;allevamento&lt;/em&gt; le pollastrelle. Accertiamoci che gli &lt;em&gt;animali&lt;/em&gt; siano stati già vaccinati. Il numero di pollastrelle da acquistare dipende dallo spazio di terreno recintato che abbiamo a diposizione, per farle razzolare, e dalla grandezza della gabbia. Calcoliamo in ogni caso 2 mq di terreno per ogni animale.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;typo-badge&quot;&gt;&lt;span class=&quot;blue&quot;&gt;4 &lt;/span&gt;Vicino alla gabbia sistemiamo degli abbeveratoi (eventualmente dotati di gocciolatoio), e delle vaschette di plastica che serviranno per contenere il cibo che daremo alle pollastrelle.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;typo-badge&quot;&gt;&lt;span class=&quot;blue&quot;&gt;5 &lt;/span&gt;Riempiamo le vaschette periodicamente, in modo che le pollastrelle possano cibarsi. È consigliata un’alimentazione a base di mais, grano, crusca bagnata, ma anche pane duro e ogni tanto frutta e verdure.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;typo-badge&quot;&gt;&lt;span class=&quot;blue&quot;&gt;6 &lt;/span&gt;Durante il giorno facciamo razzolare le pollastrelle all’aria aperta. Potremo così occuparci della pulizia della gabbia, per spazzare via gli escrementi, e cambiare la paglia quando è sporca.&lt;br /&gt; Occupiamoci anche di ripulire l’area esterna, per evitare che si accumulino gli escrementi. Durante la notte chiudiamo le pollastrelle dentro la gabbia.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;typo-badge&quot;&gt;&lt;span class=&quot;blue&quot;&gt;7 &lt;/span&gt;Quando le pollastrelle avranno raggiunto 6 mesi d’età, inizieranno a deporre le prime &lt;em&gt;uova&lt;/em&gt;. Ogni giorno controlliamo i giacigli e raccogliamo le &lt;em&gt;uova&lt;/em&gt; in un cesto.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;typo-badge&quot;&gt;&lt;span class=&quot;blue&quot;&gt;8 &lt;/span&gt;Continuiamo ad allevare le pollastrelle seguendo queste indicazioni. Esse cresceranno diventando galline ovaiole, che deporranno 1 uovo a giorno per circa 19 mesi.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;comesifa clearfix&quot;&gt;&lt;div class=&quot;comesifatext&quot;&gt;&lt;strong&gt;Consigli, avvertimenti e risorse utili&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;h4&gt;- Consigli&lt;/h4&gt;&lt;ul class=&quot;consigli&quot;&gt;&lt;li&gt;Durante le giornate piovose, apriamo la porta della gabbia e se vogliono, facciamo uscire liberamente le galline, senza preoccuparci del fatto che possano bagnarsi.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Quando le galline smetteranno di fare uova, potremo utilizzarle per fare il classico brodo di gallina. Eventualmente chiediamo aiuto al nostro macellaio di fiducia.&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;
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<title>Come fare a ricamare a mano le iniziali sulla camicia</title>
<link>http://come-fare.myblog.it/archive/2011/09/11/come-fare-a-ricamare-a-mano-le-iniziali-sulla-camicia.html</link>
<author>noreply@myblog.it (virtualbania)</author>
<pubDate>Sun, 11 Sep 2011 19:41:23 +0200</pubDate>
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&lt;p&gt;La più classica e semplice delle camicie assume un aspetto più ricercato e sofisticato grazie ad un piccolo accorgimento di particolare raffinatezza: il &lt;strong&gt;ricamo&lt;/strong&gt; delle iniziali di nome e cognome sul tessuto della &lt;strong&gt;camicia&lt;/strong&gt;. Possiamo far eseguire il &lt;strong&gt;ricamo&lt;/strong&gt; presso una camiceria, dove sicuramente ci sapranno offrire i migliori consigli sulla tonalità del filo, sul punto della &lt;strong&gt;camicia&lt;/strong&gt; in cui ricamare le cifre, lo stile e le dimensioni del &lt;strong&gt;ricamo&lt;/strong&gt;. Tuttavia, basta avere delle conoscenze sui tipi di &lt;strong&gt;ricamo&lt;/strong&gt; e una certa manualità con ago e filo, per realizzare a mano questo esclusivo lavoro di miniatura.&lt;br /&gt; Eventualmente prima di cimentarsi sulla &lt;strong&gt;camicia&lt;/strong&gt;, sarebbe consigliabile fare qualche prova su un pezzo di stoffa, per non rischiare di rovinare la &lt;strong&gt;camicia&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;introduzione clearfix&quot;&gt;&lt;/div&gt;&lt;blockquote class=&quot;typo-inset-right&quot;&gt;&lt;div class=&quot;necessario&quot;&gt;&lt;ul class=&quot;listanecessario&quot;&gt;&lt;li class=&quot;field-item&quot;&gt;Ago sottile da &lt;em&gt;ricamo&lt;/em&gt;&lt;/li&gt;&lt;li class=&quot;field-item&quot;&gt;Filo&lt;/li&gt;&lt;li class=&quot;field-item&quot;&gt;Carta decalcabile per sartoria (diversi colori)&lt;/li&gt;&lt;li class=&quot;field-item&quot;&gt;Matita&lt;/li&gt;&lt;li class=&quot;field-item&quot;&gt;Foglio di carta con le lettere stampate (da PC o da libro con cartamodelli)&lt;/li&gt;&lt;li class=&quot;field-item&quot;&gt;Metro&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;p class=&quot;typo-badge&quot;&gt;&lt;span class=&quot;blue&quot;&gt;1 &lt;/span&gt;La posizione ideale per il &lt;em&gt;ricamo&lt;/em&gt; delle iniziali è nella parte sinistra della &lt;em&gt;camicia&lt;/em&gt;, ed esattamente nella zona bassa quasi vicino la vita.&lt;br /&gt; Per poter prendere la misura in modo esatto, facciamo indossare la &lt;em&gt;camicia&lt;/em&gt; e con il metro calcoliamo la distanza dall’attaccatura del colletto al punto in cui verrà effettuato il &lt;em&gt;ricamo&lt;/em&gt;. Segniamo la misura.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;typo-badge&quot;&gt;&lt;span class=&quot;blue&quot;&gt;2 &lt;/span&gt;Su un foglio di carta stampiamo da PC le lettere che vogliamo ricamare: le iniziali devono essere seguite dal puntino; la loro dimensione deve essere di circa 8 mm di lunghezza e 6 mm di altezza; lettere in stile stampatello (evitiamo il corsivo). Dopo averle scritte al PC, stampiamo il foglio. In alternativa possiamo usare i disegni decalcabili con il calore del ferro da stiro, in vendita nelle mercerie.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;typo-badge&quot;&gt;&lt;span class=&quot;blue&quot;&gt;3 &lt;/span&gt;Prendiamo la &lt;em&gt;camicia&lt;/em&gt;, e con l’ausilio del metro individuiamo la misura presa in precedenza. Con una matita per sartoria segniamo un piccolo punto, che ci servirà come riferimento.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;typo-badge&quot;&gt;&lt;span class=&quot;blue&quot;&gt;4 &lt;/span&gt;Prendiamo un foglio di carta decalcabile per sartoria, ritagliamone un pezzo più piccolo in modo da poter lavorare agevolmente. Appoggiamo la &lt;em&gt;camicia&lt;/em&gt; su un tavolo e sistemiamo la carta decalcabile sul tessuto, in corrispondenza del punto fissato con la matita. Sopra la carta decalcabile poggiamo la carta su cui si trovano stampate le lettere. Ricalchiamo con una matita normale le lettere.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;typo-badge&quot;&gt;&lt;span class=&quot;blue&quot;&gt;5 &lt;/span&gt;Togliamo la carta decalcabile. Sul tessuto troveremo disegnate le iniziali.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span class=&quot;blue&quot;&gt;6 &lt;/span&gt;Procuriamoci un rotolo di filo che abbia un colore leggermente più scuro rispetto a quello della &lt;em&gt;camicia&lt;/em&gt;. Con l’aiuto di un ago sottile da &lt;em&gt;ricamo&lt;/em&gt;, iniziamo a&lt;/p&gt;
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